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Archive for the ‘società’ Category

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Gli studiosi e ricercatori della prestigiosa UCL (University College of London), hanno demolito uno dei simboli degli ultimi decenni: gli uffici open space.

Dustin Hoffman e Robert Redford in "Tutti gli uomini del presidente"

Gli open space, sostengono, sono pericolosi e nella ricerca si parla di una produttività ridotta del 20% a causa di stress e sindromi paranoiche.
Il 56% degli intervistati, costretti a dividere l’ufficio con altri colleghi, sentono violata la propria privacy.
Il 55% sconta gli effetti di una temperatura dell’ambiente che non gradisce.
Il 60% sogna  uno spazio meno affollato e più tranquillo.

Gli open space infatti, se da un lato sono suggestivi e richiamano i film americani ambientati nelle redazioni dei giornali, dall’altro soffrono di un rumore eccessivo causato dal ticchettio sulle tastiere di numerosi impiegati e le costanti distrazioni a cui si è sottoposti.

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Non è una danza particolare ma uno studio che ha certificato una cosa ben nota: il movimento non solo fa bene e rende più tonici e atletici ma è in grado di disattivare i geni che predispongono all’obesità.

Questa scoperta è stata fatta dalla Miller school of Medicine del Miami Institute for Human Genetics. Ed ha interessato una comunità particolare, quella religiosa degli Amish.

Come è noto, gli Amish rifiutano tutti gli agi della nostra società industrializzata e si sottopongono ancora a sforzi inconsueti per le nostrecircoloolis_amish abitudini.

Gli studiosi hanno scoperto che gli Amish, pur avendo una variante genetica che li predisporrebbe all’obesità, non sono affatto in sovrappeso. Il merito quindi, sembra essere dovuto alla continua attività fisica alla quale si sottopongono durante tutta la giornata, che oltre a mantenerli attivi riesce anche a sconfiggere i propri geni.

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Il Salar de Uyuni è un enorme deserto di sale vasto circa 12.000 km².DSCN1741

È situato nell’altopiano andino nei pressi della città di Uyuni, in Bolivia, a 3.650 metri di altezza.

E’ un deserto spettacolare, immaginatevi di trovarvi su un territorio vasto più dell’Abruzzo, completamente piatto e ricoperto da uno strato bianco che potrebbe sembrare neve, ma in realtà è sale. Tutto intorno a voi è solo una vasta distesa di bianco abbagliante.

Si stima che il Salar de Uyuni contenga 10 miliardi di tonnellate di sale di cui meno di 25.000 tonnellate vengono estratte annualmente. È formato approssimativamente da 11 strati con spessori che variano tra i 2 e 10 metri, lo strato superficiale ha un spessore di 10 metri. Rappresenta la metà delle riserve di Litio del pianeta e importanti quantità di Potassio, Boro e Magnesio.

DSCN1763Sono proprio queste riserve di litio che la Bolivia conta di sfruttare per quella che potrebbe essere l’energia del futuro.

Come la scoperta di enormi giacimenti di petrolio al largo dalla costa di S Paolo potrebbero cambiare le sorti del Brasile così le grandi riserve di litio sull’altopiano andino potrebbero cambiare la storia della Bolivia.

Se lo spettacolo del Salar è un’esperienza unica per un turista lo è sicuramente meno per le popolazioni che vivono ai suoi margini. Immaginatevi di svegliarvi al mattino, uscire di casa, e trovare solo sale. Queste popolazioni vivono cibandosi di quinoa e carne di alpaca le uniche cose commestibili che resistono in questo condizioni .

Eppure sotto questa crosta di sale, dura come il ghiaccio, si nasconde un una riserva di acqua salmastra che racchiude il più grande deposito mondiale di litio.

Questo metallo molto leggero è stato fino ad ora usato in molti campi, ma prossimamente potrebbe alimentare le batterie delle macchine elettriche che potrebbero rappresentare un’alternativa al petrolio.

Molti costruttori di macchine stanno cercando di trovare dei sostituti ai tradizionali motori a scoppio. Grandi speranze sono riposte nelle batterie al litio, molto più rapide a caricare e scaricare potenza rispetto alle classiche batterie .

Se questi progetti si realizzassero il litio potrebbe diventare una delle materie prime vitali della rivoluzione automobilistica.

Tutto ciò sta creando grandi aspettative in un paese come la Bolivia privo di sbocchi al mare e secondo paese per povertà in Sudamerica dove esistono  enormi differenza tra un minoranza ricca e una popolazione che sopravvive con pochi mezzi.

Il grande cambiamento in Bolivia avviene nel 2005 quando viene eletto il primo presidente indigeno Evo Montales che a quanto pare non ha perso tempo a cambiare le cose nazionalizzando petrolio e gas e combattendo  i grandi latifondiDSCN1770

Morales sostiene che il litio non verrà sfruttato da grandi multinazionali straniere ma direttamente dallo Stato a beneficio della Bolivia, e ha affermato che non si limiteranno all’estrazione ma punteranno anche alla costruzione delle batterie stesse.

Se realmente le macchine elettriche fossero la soluzione del futuro e se il litio sarà davvero il metallo che le farà muovere sentiremo certamente ancora parlare del Salar di Uyuni.

Come in ogni storia però esiste il rovescio della medaglia, se il litio venisse sfruttato su larga scala significherebbe, almeno si spera,  lavoro e migliori condizioni di vita per le popolazioni locali, ma chissà cosa ne sarà fra 100 anni di quella enorme  distesa di sale che ha abbagliato lo sguardo  di coloro che di li sono passati.

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Secondo l’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, sono 11.034 i casi di contagio in 40 paesi e 85 i decessi.
Ministri e funzionari di tutto il mondo si sono riuniti a Ginevra per elaborare una strategia comune capace di  contrastare l’epidemia con farmaci e vaccini.
In Italia i casi confermati sono nove.

Ora, mi sembra che le vittime delle classiche influenze stagionali siano molte di più così come sono ci sono malattie, (le malattie “dimenticate” o tropical diseases) che necessiterebbero di fondi ma siccome non generano profitti sono appunto dimenticate.
Tra il 1990 e il 1994, in Italia l’influenza ha provocato 3304 morti e nel 91% si è trattato di persone al di sopra dei 65 anni di età, un dato che è sottostimato poiché spesso la complicanza dell’influenza non è riportata come causa di morte.
Sempre in Italia, si stima che l’epidemia della stagione 1999-2000 abbia interessato oltre 10 milioni di persone, molte di più di questa che sembra tenere con il fiato sospeso i ministri di tutto il mondo.

Tuttavia,  il rimedio migliore contro l’influenza  è molto semplice: evitare i luoghi chiusi, umidi e affollati e soprattutto non dimenticare la pulizia delle mani, lavarle spesso e tenere le unghie corte.

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La britannica Catherine Douglas, docente di agraria all’Università di Newcastle, afferma che chiamare le mucche per nome serva a farle stare meglio e quindi a farle rendere di più. circoloolis_atomheart
Durante la sua ricerca ha intervistato 516 fattori ed ha scoperto che le mucche a cui viene assegnato un nome producono ogni anno 258 litri di latte in più di quelle anonime.
“Le mucche sono più felici e rilassate se ricevono un’attenzione in più individuale” spiega.

Gli allevatori lo sanno bene, dare più importanza ed affetto al singolo animale migliora il suo benessere e il modo di percepire gli esseri umani e tutto questo si tramuta in un aumento della produzione di latte a costo zero.

Si dice che nel nome che portiamo è nascosto il nostro carattere e il nostro destino. Il nome  ci influenza per l’energia delle lettere che lo compongono per tutto l’arco della nostra esistenza.  Se così fosse, prima di dare un nome ai nostri compagni animali, conviene pensarci due volte!

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Tra poco, appena fra due generazioni, le aspettative di vita degli uomini saranno pari a quelle delle donne. Questa previsione è stata fatta dal “Centres for Disease Control and Prevention” di Atlanta, e anche se è basata sulla popolazione statunitense può essere proiettata sugli altri Paesi occidentali.

Anche le donne continuano in verità ad allungare le proprie aspettative di vita ma il divario tra i due sessi si è ridotto.
Un bombo nato nel 2006 ha un’aspettativa di vita di 3,6 anni in più di un ragazzo nato negli anni ’90. Per le donne invece, la differenza è di un anno e nove mesi.
Quindi, se non ci saranno cambiamenti radicali rappresentati da guerre o epidemie, tra venticinque anni circa la parità sarà assicurata, non un anno di più, non un anno di meno.

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