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Non sembra esserci crisi per il bio in Italia, a differenza di tanti altri settori.
Sebbene i prodotti naturali e biologici facciano a volte coppia, nell’immaginario comune, con l’idea di un mercato di nicchia, collegabile ad uno stile di vita “particolare” e non proprio alla portata di tutti, le indagini di mercato dell’anno appena trascorso sembrano volere confutare questo stereotipo.

Sembra infatti ribaltare questo luogo comune un’indagine commissionata da Cia, Confederazione Italiana degli Agricoltori, che rivaluta in chiave ottimistica i risultati economici del settore biologico.

In occasione dell’ultimo Sana, 24° Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, che si è svolto lo scorso settembre a Bologna, sono stati annunciati i risultati di questo interessante sondaggio che svela delle novità per tutto il settore del biologico in Italia, novità che sembrano contrastare con la generale diminuzione dei consumi.

Dai dati emerge un sostanziale aumento nei consumi per l’intero comparto del biologico, testimoniato dal 6,1% di aumento nell’acquisto di prodotti biologici in Italia per il primo semestre dell’anno e dal fatto, emerso sempre dall’indagine, che il 75% degli italiani dichiara di scegliere prodotti bio almeno una volta al mese.

Non solo aumenti degli acquisti alle casse dei supermercati però, dove in testa rimangono i prodotti biologici ortofrutticoli, mentre biscotti, latticini e carne guadagnano rispettivamente il 26, il 9,5 ed il 3,2 per cento delle vendite; l’indagine si spinge anche oltre, evidenziando un aumento anche nelle occasioni di consumo del biologico. Secondo Cia infatti, crescono in modo consistente i prodotti biologici trasformati e serviti in mense, agriturismi, ristoranti e scuole, con percentuali che superano il 20 per cento sul totale dei prodotti alimentari.

Tendenze che, secondo indiscrezioni, parrebbero essere confermate anche nel difficile scenario a livello di consumi del secondo semestre 2012.

Per concludere, l’indagine rileva che il 25 per cento delle aziende agricole avrebbe accostato alla produzione “classica” anche la lavorazione di prodotti biologici. Pare questa un’ottima occasione dunque per convertirsi agli acquisti bio, nella speranza che la maturazione di questo mercato possa portare prezzi più bassi, rendendo così i prodotti biologici finalmente più accessibili per le tasche di tutti.

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di Claudio Riccardi

Dal Regno del Bhutan, uno staterello che si estende tra le vette dell’Himalaya, incastonato tra la Cina e l’India, arriva un nuovo tipo di approccio allo sviluppo economico. A differenza della maggior parte delle nazioni, da queste parti il successo e la prosperità non si misurano guardando al prodotto interno lordo ma al cosiddetto Gross National Happiness (GDP), un indicatore di felicità che prende spunto dalla religione buddista, presenza ordinatrice e pressochè totale nella vita quotidiana di questo popolo. Questa felicità si veicola in primo luogo all’armonia con l’ambiente circostante.

Da qui il Bhutan ha sviluppato una grande ambizione: diventare la prima nazione del globo dove si faccia esclusivo uso di prodotti biologici. Via le sostanze chimiche, via i materiali artificiali e sintetici, via le pratiche intensive, e 10 anni di tempo per raggiungere l’obiettivo del “100% green”. Una missione tutt’altro che velleitaria, favorita da un’economia prettamente agricola, una popolazione ridotta ( si contano intorno alle 700 mila anime) e un territorio per buona parte incontaminato. Il verde rigoglioso dei boschi la fa da padrone, i terreni coltivati occupano solo il 3% della superficie, e per buona parte vengono fertilizzati con metodi naturali, ricorrendo a soluzioni come il compost o le foglie marce.

Una scelta dettata soprattutto da ragioni di necessità, i contadini del paese asiatico sono infatti molto poveri, e non possono permettersi l’acquisto di composti chimici. A penalizzare questa situazione ci si mette poi la difficoltà dei trasporti, l’assenza di grandi arterie, e la morfologia di un territorio che erige molti ostacoli al collegamento tra gli insediamenti umani. Una condizione di difficoltà che rende difficile ancor’oggi importare il riso, l’alimento più consumato dalla popolazione.

Sulla questione il governo si è espresso spiegando come le marcia verso il biologico nasca dalla convinzione che la prosperità del Bhutan dipende dalla capacità di lavorare in armonia con la natura.

Salute, ecologia, cura e solidarietà sono i pilastri che ispireranno il cambiamento, fondamentale sarà anche utilizzare in maniera intelligente le risorse idriche e gestire in maniera attenta le pratiche di certificazione. Un nodo non semplice da risolvere, anche perchè le colture che il paese esporta fanno uso deliberato di sostanze chimiche. Dunque ci sarà da lavorare anche sulla conversione delle farm più produttive.

Nonostante le difficoltà che si pongono sul percorso, l’iniziativa va assolutamente ammirata e potrebbe aver aperto una pista per altri tentativi, magari su scala più ampia.

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