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Posts Tagged ‘pensiero divergente’

” Nulla è bello. Tutto dipende da chi guarda, la bellezza è versatile.”  (Philippe Starck)

In genere lui guarda la cornice mentre lei studia i particolari. Gli uomini si concentrano sull’immagine complessiva mentre le donne osservano di più i dettagli inquadrandoli nel contesto.
E’ questo il modo, secondo uno studio dell’Università della California, con cui gli uomini e le donne osservano le opere d’arte.
I ricercatori hanno mostrato ad alcuni volontari immagini di paesaggi e dipinti, registrando l’attività cerebrale tramite magnetoencefalografia.
L’analisi ha rivelato che entrambi i sessi giudicano le opere d’arte usando i lobi parietali, le parti del cervello legate al senso dello spazio. Però nelle donne, queste aree si accendono in entrambi gli emisferi cerebrali, negli uomini solo in quello destro.
Secondo gli scienziati, questa differenza potrebbe risalire all’epoca delle caverne, quando l’uomo doveva avere una visione d’insieme del territorio su cui cacciava mentre la donna doveva ricordare forme e colori dei frutti da raccogliere.

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Il pensiero divergente è il pensiero creativo, non usuale, anzi, alternativo e originale. E’ attivato da situazioni aperte, che permettono più soluzioni alternative. Esso supera le informazioni e il problema iniziale per ricercare in varie direzioni qualcosa di nuovo e di diverso.

Secondo Joy Paul Guilford  il pensiero divergente è misurato da 3 indici:

  1. Fluidità: parametro quantitativo basato sull’abbondanza delle idee prodotte.
  2. Flessibilità:capacità di cambiare strategia ed elasticità nel passare da un compito ad un altro che richiede un approccio diverso.
  3. Originalità:capacità di formulare soluzioni uniche e personali che si discostano dalla maggioranza

Uno studio condotto su un gruppo di studenti del Vanderbilt Blair School of Music rivela che i professionisti delle note, per mezzo di questo pensiero divergente, usano entrambi gli emisferi del cervello, più di quanto non faccia mediamente un qualsiasi individuo non musicista.

Secondo il parere degli scienziati, una possibile spiegazione di questi risultati potrebbe consistere nel fatto che i musicisti devono essere in grado di usare le mani in modo indipendente per suonare il proprio strumento.Inoltre devono contemporaneamente leggere i simboli musicali e interpretarli. Ognuna di queste funzioni è preposta a un lato diverso del cervello: l’abilità dei musicisti è di riuscire a integrare perfettamente le informazioni che giungono da entrambi gli emisferi.

Lo studio è stato condotto su un gruppo di 20 studenti di musica classica del Vanderbilt Blair School of Music e su altrettanti non musicisti di un corso di psicologia del medesimo istituto.

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