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Posts Tagged ‘società’

A.I.T.Sa.M. è l’acronimo di Associazione Italiana Tutela Salute Mentale. E’ un’associazione senza fini di lucro, apartitica e aconfessionale che vuole essere punto di riferimento per quanti vivono, direttamente o in qualità di famigliare, la difficile esperienza del disagio psichico.

Con la legge 180/78 (cd Basaglia),  viene riconosciuto al sofferente psichico lo status di malato,  superando così la logica dell’isolamento forzato in manicomio e riconoscendo le necessità di cura e riabilitazione. A più trent’anni di distanza molti propositi della legge sono rimasti di fatto inattuati, costringendo malati e loro famigliari a vivere in una situazione di assoluta incertezza se non di abbandono.

La malattia mentale incute timore e diffidenza e chi ne soffre non suscita compassione o tenerezza, ma anzi viene isolato, emarginato.

A.I.T.Sa.M.  è costituita da malati, famigliari, volontari e sostenitori che credono nella possibilità di presa in carico e risoluzione dei problemi sociali legati alla malattia mentale e si battono per concretizzare progetti di cura e reinserimento sociale dei pazienti psichiatrici.

Tu cosa puoi fare?

° Puoi offrire amicizia a chi vive una situazione di disagio psichico offrendogli tempo e ascolto

° Puoi costruire rapporti con la sua famiglia, consolando madri e padri, sostenendo figlie o fratelli, che di solito vivono la propria situazione con un senso di vergogna

° Sostenere A.I.T.Sa.M. per contribuire a realizzare gli obiettivi dell’associazione, per vincere l’indifferenza, il pregiudizio e il silenzio che ancora circondano la malattia, chi ne soffre, e la sua famiglia.

 A.I.T.Sa.M. onlus

Sede provinciale di Verona

Via Bertoni 6

e-mail aitsam.verona@tiscali.it

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Forse non tutti lo sanno ma anche la dieta che seguiamo ogni giorno può incidere in maniera diversa sull’ecologia del nostro pianeta.
E’ possibile calcolare le proprie emissioni di CO2 (poichè gli alimenti che ingeriamo emettono CO2) anche sul sito http://www.eatlowcarbon.org/, dove si può creare un menuù personale o adottarne uno già pronto.

Invece, per quello che riguarda le attività casalinghe, si può controllare l’eco-compatibilità del proprio stile di vita sul sito dell Enel, www.ecodieta.it. In questo sito, entreremo in una casa virtuale dove è possibile controllare il calcolo delle emissioni di CO2.

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È opinione comune credere che il gioco sia solo un modo piacevole per trascorrere il tempo, un momento di svago per i bambini. Per lungo tempo è stato associato al divertimento, alla ricreazione: un tempo che si concede prima di dedicarsi a cose più serie o una pausa dopo prolungati impegni di studio. sett2008g 016
Spesso assume la funzione di premio, di ricompensa trascurando in definitiva il suo aspetto educativo. Diversi sono invece i contributi pedagogici che sottolineano come il gioco sia un momento privilegiato dell’educazione.
Purtroppo, il gioco è ormai diventato un’attività solitaria o da svolgersi al chiuso (nella cameretta o in salotto) o luoghi protetti (i parchi giochi). Fortunatamente, per tre giorni all’anno tutti gli abitanti di Verona tornano a giocare come ai vecchi tempi.
Anche quest’anno infatti, si svolge la Settima edizione del Tocatì, festival internazionale dei giochi di strada.
Il festival prende il nome dalla voce dialettale veronese che vuol dire “tocca a te”. Questo è un evento unico per le sue caratteristiche in Italia e in Europa. Vie e piazze del centro storico tornano ad essere luoghi di incontro e di festa. Per tre giorni (25-26-27 settembre) le comunità ludiche tradizionali propongono oltre 50 giochi, tra quelli italiani e quelli di un paese ospite, che quest’anno sarà la Grecia.
Il Festival promuove inoltre esposizioni, istallazioni urbane e d’arte, incontri e convegni, laboratori didattici, concerti di musica tradizionale e degustazioni di prodotti tipici.

Tutto questo a Verona, il 25-26-27 settembre nelle vie e piazze del centro storico.

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Le famiglie con un alto tasso di femminilità sono più serene, comunicative e predisposte al dialogo. Questo è quello che afferma uno studio della Ulster University: avere delle sorelle e crescere in famiglia con molte donne è un grande vantaggio nella vita. I ricercatori hanno intervistato un campione di 571 giovani tra i 17 e i 25 anni sulla loro vita famigliare, riscontrando risposte più serene e bilanciate in coloro che hanno sorelle.

La ricerca, presentata alla British Psychological Society di Brighton, si è svolta sulla compilazione di alcuni questionari. Da questi è emerso che nei nuclei dove ci sono ragazze c’è maggior apertura e maggior disponibilità al dialogo. Soprattutto nei momenti di difficoltà e di stress, situazioni da cui prima o poi passa ogni famiglia, le sorelle giocano un ruolo fondamentale, allentando le tensioni e liberando emozioni positive e negative. Le donne infatti, hanno maggior confidenza con l’introspezione e corrono molto meno il rischio di chiudersi rispetto ai maschi davanti ai momenti difficili.
Forse, se Romolo e Remo avessere avuto qualche sorella…

Peter Paul Rubens - Romolo e Remo - Musei Capitolini

Peter Paul Rubens - Romolo e Remo - Musei Capitolini

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La britannica Catherine Douglas, docente di agraria all’Università di Newcastle, afferma che chiamare le mucche per nome serva a farle stare meglio e quindi a farle rendere di più. circoloolis_atomheart
Durante la sua ricerca ha intervistato 516 fattori ed ha scoperto che le mucche a cui viene assegnato un nome producono ogni anno 258 litri di latte in più di quelle anonime.
“Le mucche sono più felici e rilassate se ricevono un’attenzione in più individuale” spiega.

Gli allevatori lo sanno bene, dare più importanza ed affetto al singolo animale migliora il suo benessere e il modo di percepire gli esseri umani e tutto questo si tramuta in un aumento della produzione di latte a costo zero.

Si dice che nel nome che portiamo è nascosto il nostro carattere e il nostro destino. Il nome  ci influenza per l’energia delle lettere che lo compongono per tutto l’arco della nostra esistenza.  Se così fosse, prima di dare un nome ai nostri compagni animali, conviene pensarci due volte!

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E’ di nuovo online il sito dell’associazione Circoloolis. La dismissione delle attività di Lycos ci ha costretto a cercare nuove soluzioni e per circa un mese il sito non era visibile.  circoloolis_home
Ora è di nuovo online, con una veste grafica rinnovata ma soprattutto basato su una piattaforma più agevole. Speriamo che sia gradito a coloro che sempre più numerosi partecipano ai nostri corsi.

Il servizio di posta è in fase di trasferimento, per comunicazioni potete scrivere a questo indirizzo:

marialuisacontri@virgilio.it

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Tra poco, appena fra due generazioni, le aspettative di vita degli uomini saranno pari a quelle delle donne. Questa previsione è stata fatta dal “Centres for Disease Control and Prevention” di Atlanta, e anche se è basata sulla popolazione statunitense può essere proiettata sugli altri Paesi occidentali.

Anche le donne continuano in verità ad allungare le proprie aspettative di vita ma il divario tra i due sessi si è ridotto.
Un bombo nato nel 2006 ha un’aspettativa di vita di 3,6 anni in più di un ragazzo nato negli anni ’90. Per le donne invece, la differenza è di un anno e nove mesi.
Quindi, se non ci saranno cambiamenti radicali rappresentati da guerre o epidemie, tra venticinque anni circa la parità sarà assicurata, non un anno di più, non un anno di meno.

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Il ritmo nel sangue, e quindi la musica, ce l’abbiamo tutti fin dalla nascita. circoloolis_babyAd affermarlo è uno studio dell’Accademia delle Scienze di Budapest e dell’Università di Amsterdam, condotto su un campione di neonati.
Con l’ausilio di speciali auricolari, ai piccoli sono state fatte ascoltare durante il sonno brevi sequenze di musica rock, alcune con una base ritmica modificata, nel senso che ogni tanto mancava qualche colpo di batteria. Questo non sfuggiva all’ascolto dei piccoli che, seppure addormentati reagivano. Il tracciato dell’elettroencefalogramma registrato durante l’esperimento, presentava infatti dei sussulti dopo i colpi di batteria mancanti, come se il cervello dei bambini si fosse accorto che la sequenza delle percussioni non era quella che il loro cervello si aspettava.

Ora dei nuovi studi cercheranno di capire se il mancato sviluppo del senso del ritmo può dare origine a disturbi del linguaggio e dell’udito.

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circoloolis_bouleUno dei vecchi rimedi delle nostre nonne sta ritrovando nuova vita: è la vecchia boule o borsa dell’acqua calda, quell’involucro solitamente arancione o rossiccio e dall’inconfondibile odore. Veniva usata tenendola stretta al corpo nelle case poco riscaldate oppure per provare sollievo dopo un’indigestione o un malanno qualsiasi.
A Tokio ma anche in tutto il Giappone va a ruba. E’ l’unico articolo che ha aumentato le vendite, nonostante la crisi economica che ha colpito anche il Sol Levante.
Ed è interessante vedere come questo tradizionale oggetto, che di sofisticato non ha nulla, riesca ad avere più successo dei numerosi gadget elettronici.
Secondo gli esperti il motivo principale è che permette di risparmiare sulle spese del riscaldamento e quindi si riducono anche i danni per l’ambiente.
Una boule dell’acqua calda, usata al posto dell’energia usata per riscaldare una casa durante la notte, equivale ad una riduzione di circa 30 chilogrammi di emissioni di ossido di carbonio l’anno.
A Hokkaido, la regione più fredda del Giappone, le vendite sono aumentate del 260 per cento rispetto allo scorso anno.
A Tokio se ne vendono di tutti i tipi, con prezzi che variano dai 6 ai 120 euro.
In alcune situazioni la borsa dell’acqua calda, agendo attraverso il calore su alcune molecole, può funzionare quasi come un antidolorifico. La scoperta è stata fatta presso l’University College di Londra dove, sfruttando delle nuove tecnologie, hanno monitorato i recettori del calore e del dolore all’interno delle cellule.
E oltretutto, sembra che sia di valido aiuto nelle crisi depressive.

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Per medicina tradizionale si intende qualsiasi sistema medico con antiche origini, forti legami con una cultura, operatori riconosciuti e che fa riferimento a una propria filosofia della salute. Alcuni esempi sono la medicina cinese e quella ayurvedica.

I rappresentanti della sanità provenienti da più di 70 paesi, si sono riuniti  il 7 novembre scorso a Pechinocircoloolis_artemisia per discutere di medicina tradizionale, ancora usata in Africa o in Giappone, anche se l’accesso alla sanità di tipo occidentale sta crescendo.
Secondo gli esperti dell ‘Oms, l’inserimento della medicina tradizionale oltre a portare benefici ai pazienti, assicurerà anche un uso più appropriato dei queste tecniche.

“L’inserimento della medicina tradizionale all’interno dei sistemi sanitari nazionali non solo porterà benefici ai pazienti, ma assicurerà anche una maggiore sicurezza e un uso più appropriato di queste tecniche”, ha detto ai giornalisti Carissa Etienne, assistente del direttore generale dell’Oms.

Alcuni studi hanno riscontrato l’efficacia delle cure tradizionali.
Ad esempio, si ritiene che oggi, la miglior cura contro la malaria sia rappresentata da un ingrediente dell’artemisia che si è dimostrata efficace nel rimuovere velocemente i parassiti.

In Canada e in Germania, riferisce l’Oms, più di sette persone su dieci hanno provato trattamenti di medicina popolare come alternativa o in aggiunta alle cure mediche moderne.
Dal 2003 al 2004 ha superato i 3 miliardi di euro (3,82 miliardi di dollari) il giro d’affari della medicina tradizionale in Europa mentre per la Cina i valori sono pari a 8 miliardi di dolalri.
“Ci sono molti esempi in cui la medicina tradizionale si è rivelata una soluzione rapida ed efficace” ha detto Hans Hogerzeil, direttore della politica medica e degli standard all’Oms. “In questi casi le medicine tradizionali sono poi entrate a far parte della sanità occidentale, infatti una volta identificato il principio attivo alla base di esse si è iniziato a produrle in un modo standardizzato”.

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